Rocksmith e l’integrazione tra videogioco e realtà

Pubblicato il 23 aprile, 2012 |

Prodotto nel 2011 in America, giungerà quest’anno nei nostri negozi Rocksmith, videogioco musicale prodotto dalla Ubisoft.

Rispetto agli altri titoli musicali presenti in commercio, per PC, Playstation, XBOX e Wii e console portatili, Rocksmith prova ad abolire il tradizionale controller, offrendo l’opportunità di utilizzare una chitarra vera e propria. Fino ad oggi, infatti, i giochi musicali offrivano la possibilità di comprare una “chitarra” joypad (oppure una batteria, un basso o una pianola), come nel caso della serie RockBand o Guitar Hero. Strumenti di plastica che attraverso segnali infrarossi ci consentono di interagire con gli spartiti musicali proiettati sullo schermo. Strumenti che, però, sono solo imitazione di quelli reali, offrendo funzioni e comandi semplificati. Per esempio, la chitarra offre all’utente la possibilità di premere dei pulsanti al posto delle tradizionali corde.

Il tentativo di abolizione dei joypad, alla ricerca di un’interazione e integrazione maggiore tra utente e videogioco, è un processo iniziato qualche annetto fa: introdotto dalla Sony con la sua EyeToy per Playstation, poi dal Wii Remote della Nintendo sino a giungere alla Kinect della Microsoft. Quest’ultima, al momento, appare essere il progetto maggiormente riuscito visto che abolisce qualsiasi tipo di controller rendendo il corpo dell’utente il dispositivo di comando nel gioco.

RockSmith si pone a metà strada tra il controller musicale e l’assenza di controller. Difatti basta possedere una chitarra dotata di uscita per un amplificatore e collegare il jack USB, fornito assieme al gioco. In questo modo il segnale prodotto dalle corde della nostra chitarra verrà automaticamente campionato dalla console e visualizzato a schermo sullo spartito in riproduzione.

Rocksmith: Official Trailer (E3 2011)

È interessante proprio questa modalità di recupero dell’esistente, degli oggetti già presenti nel nostro ambiente, invece della creazione di nuovi e – a volte – improbabili joypad. L’integrazione del digitale con il nostro ambiente naturale funziona proprio nel momento in cui il primo non deve adattarsi al secondo, in maniera “innaturale”. RockSmith sembra porsi nella giusta direzione. Inoltre promette di aiutare anche chi non ha mai suonato una chitarra, fornendo lezioni-gioco. Su entrambi gli aspetti, ludici ed educativi, c’è da verificare alla prova dei fatti. Sul secondo, in particolare, mi riservo qualche dubbio. Se fosse vero avremmo nuovi percorsi di apprendimento mediati dal (video-)gioco che, come è noto, costituisce un elemento importante nel processo di crescita dell’individuo. Inoltre, se consideriamo altri strumenti musicali, anche chi non ha mai avuto il tempo di imparare a suonare uno strumento, potrà farlo interagendo con uno schermo.

Se l’Orchestra di YouTube si è posta come il primo esperimento di musica collettiva su scala globale, giochi come RockSmith promettono di portare alla luce nuove collaborazioni creative nel Web.

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