Atleti e tecnologia: un problema di enhancement?

Pubblicato il 31 luglio, 2012 |

Qual è il rapporto tra atleti e tecnologia?
Il flusso di immagini olimpiche che raggiunge i nostri schermi in questi giorni ha sollevato numerosi dibattiti: su differenti temi.
Il parziale embargo dei social media e degli sponsor, il rispetto della simbologia (il sacro fuoco di Olimpia che non andrebbe mai spento), gli influssi positivi o negativi delle celebrità (il già battezzato fenomeno “TutanCameron“), la discutibile bellezza del logo (e relativa parodia), oltre all’immancabile doping e altri elementi che possono essermi sfuggiti (tra i quali, a mio avviso, la mancanza di citazione – durante la cerimonia di apertura – di una delle più importanti band britanniche “omonime” della Regina la quale, nel frattempo, ha inaugurato anche un nuovo genere cinematografico – politicians on stage – che temo farà proseliti).

Ebbene, in tutto questo, guardando le immagini di alcune gare, mi è sorto un piccolo dubbio. Sono queste, nel 2012, ancora gare basate sulla forza umana (nel corpo e nella mente)?
Tiro con l’arco, tiro a segno e tiro a volo (per non citare, fors’anche, la vela) mi portano a dubitarne.

Immagine tratta da VareseNEWS

Le Olimpiadi nascono come occasione di confronto tra le capacità dell’essere umano. E tra queste non mi permetto di escludere, chiaramente, anche le capacità tecnologiche. Eppure il vedere l’uso di sofisticati strumenti per il lancio di una freccia sposta di molto – a mio avviso – il confine tra capacità dell’uomo e capacità della macchina.
Nelle medaglie vinte, quanto pesa l’atleta e quanto la tecnologia?
Mi si dirà “è lo stesso che accade in formula1: quanto conta l’auto e quanto il pilota?”. Vero, ma nell’automobilismo è fortemente insito il binomio auto-pilota. Tolta l’auto assisteremmo ad una gara di atletica. Nelle Olimpiadi, invece, questo connubio è di recente nascita.

Affrontare questo tema vuol dire aprirne un altro ovvero quello del potenziamento del corpo umano o enhancement per utilizzare una terminologia anglofona più corretta (una rozza traduzione italiana sarebbe “miglioramento”).
Che cosa intendiamo con e.? Prendo la risposta, traducendola liberamente, dal testo Enhancing Human Capacities:

Enhancing Human Capacities

È un concetto descrittivo o normativo. Possiamo avere miglioramenti cognitivi, che coinvolgono l’intelligenza, la memoria e l’attenzione. Un tale aggiornamento del nostro cervello può avvenire attraverso la neurofarmacologia o l’intervento genetico, ma anche attraverso i tradizionali processi educativi.
Vi è poi anche un miglioramento emotivo, tipico delle droghe che possono cambiare l’umore dei soggetti: può essere usata in campo medico ma è anche in grado di peggiorare la vita. Un e. fisico consente di migliorare le prestazioni di atleti, attraverso il doping, e introduce riflessioni su quanto esso possa contravvenire all’ethos (natura) dello sport.

Principalmente possiamo avere due tipi di e.: uno funzionale, relativo al miglioramento di alcune capacità o sensi del corpo; e uno prettamente umano, relativo alle condizioni di vita. Ma torniamo al rapporto corpo-tecnologia. Una sedia a rotelle migliora il corpo umano? secondo la precedente suddivisione potremmo dire che migliora sia dal punto funzionale che umano. Gli occhiali? migliorano la vista. Un arco tecnologico che consente di stabilizzare il lancio? Miglioramento funzionale, certamente.

E allora? Se tutti gli atleti usano gli stessi archi la gara è comunque regolare, poiché tutti sono nella stessa condizione oggettiva di sfida.
È evidente che se porgono a me un arco del genere non sarei comunque in grado di vincere una gara. Quindi non è l’arco a fare l’atleta. Ma, sicuramente, non è l’atleta a fare l’arco. Può essere vero, invece, che sia l’arco a fare la vittoria.

Quando assistiamo a queste gare, quindi, cosa stiamo osservando? Quando gli atleti salgono sul podio cosa applaudiamo? La loro capacità fisica o il loro sapiente uso della tecnologia?

Non ho certo io la risposta, né era mio intento raggiungerla in queste righe.
È pur sempre giusto ricordare che non esiste una tecnologia buona e una cattiva. Essa va intesa in termini neutrali ed è l’uso che l’essere umano fa di essa a qualificarla come positiva o negativa.
Nel frattempo continuiamo a gioire delle vittorie olimpiche. Ricordandoci, ogni tanto, che parte di quella vittoria – forse – non è tutto merito dell’atleta.

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