Perché questo sito?

Quando visitiamo un sito Internet solitamente ci poniamo due domande: cosa offre e a cosa può servire.

Per quanto riguarda Interfaccia Culturale, la risposta alla prima domanda è semplice: riflessioni. O spunti per riflettere. Da un decennio ormai possiamo affermare di vivere completamente immersi in una dimensione sociale e culturale contrassegnata dalla presenza di strumenti tecnologici. Digitali.

Sono strumenti che servono per comunicare, ma non solo. Attraverso questi strumenti organizziamo le nostre attività di lavoro, di studio o di tempo libero. Riceviamo aggiornamenti dal flusso di informazione che circonda il globo terrestre. Partecipiamo a quel flusso creando noi stessi dei contenuti che saranno accessibili a milioni di persone. Che non conosciamo.

Questo tipo di attività è mediata da strumenti. Oggetti tecnologici che consideriamo come “mezzi” finalizzati ad uno scopo. Ma, spesso, non riflettiamo attentamente su quale sia il funzionamento che governa tali strumenti. Non riflettiamo su come essi abbiano modificato e modifichino continuamente le nostre attività di interazione e relazione. Con i nostri simili. Con il mondo.

Interfaccia Culturale prende quindi spunto, periodicamente, dai nuovi prodotti che la tecnologia ci offre. Prodotti che l’uomo stesso crea, come estensione del proprio corpo e della propria mente (per dirla à la McLuhan). Ma tenta anche di proporre dei collegamenti: tra la tecnologia e l’individuo; tra l’individuo e la cultura. Le tecnologie, infatti, non mutano solo i processi di comunicazione, ma anche il sistema di produzione e fruizione culturale nel quale l’individuo è posto.

Le tecnologie, dunque, si pongono non solo come “strumenti” quanto – se non soprattutto – come “interfacce” con il mondo. Con la cultura.

Se si concorda con quanto fin qui scritto, la risposta alla domanda “a cosa può servire” questo sito, può essere facilmente dedotta.

Non punta ad insegnare niente a nessuno. Non punta, forse, a dire nulla di nuovo. Punta solo a “unire i puntini”. A riflettere su tutte quelle pratiche, considerazioni e visioni del mondo che, solitamente, consideriamo “banali”. Punta, umilimente, a farci prendere coscienza di come siamo noi a governare le tecnologie. A capire come esse ci modificano. A capire come noi modifichiamo noi stessi. A capire come stiamo evolvendo. Forse, come ci stiamo “ri-mediando”.

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